ORGIA FUXIA

Come ben sapete noi ficchiamo il naso in tutto quello che ci sembra interessante.
Oggi vogliamo parlarvi di Orgia Fuxia un docufilm nato per raccontare la realtà musicale underground di Padova dagli anni ’90 ai 2000.
E voi direte? Perchè dovrebbe essere interessante? 
Beh innanzitutto crediamo sia il primo progetto indipendente che racconta cosa è successo in quegl’anni a Padova.
 
1. Ciao Ale, grazie per l’intervista! Raccontaci com’è nato questo progetto?

Ciao Miky, grazie per avermi invitato sulle pagine di Giù la Testa!
Non credo ci sia un momento preciso che definisca la genesi di questo progetto. Penso piuttosto che una parte di me abbia sempre voluto raccontare la storia di alcune band della mia città, Padova. Gruppi musicali che seguivo da adolescente e i cui concerti e le cui vicissitudini hanno caratterizzato buona parte del mio immaginario di ragazzo appassionato di musica. Ma mancava l’occasione giusta. Poi nel 2019, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, sono venuti a mancare due personaggi rilevanti del contesto musicale di cui stiamo narrando. Mi riferisco al fotografo Alex Ruffini, che oltre a fotografare i mostri sacri del rock ha immortalato tante band della zona e a Fulvio Tagliaferri, Zio Fulvio, storico dj di radio Sherwood che ha contribuito in maniera importante a promuovere e far crescere la scena locale. Quindi nel 2020 è arrivato il Covid e il primo lockdown. Durante quel periodo credo che in molti abbiano aperto quel cassetto dove si tengono i progetti che si vorrebbero realizzare, me compreso…e in quel momento non ho avuto alcun dubbio che fosse finalmente arrivato il momento di raccontare questa storia. Ho subito contattato il mio amico e collega Stefano Pagura, il quale oltre che essere un montatore eccezionale, ha seguito anche lui la scena rock che stiamo narrando. Ne è stato subito entusiasta. E dal nostro entusiasmo, siamo partiti!

2. Di che cosa parla Orgia Fuxia anche se non vogliamo spoilerare troppo!

Attraverso un montaggio dinamico fatto di interviste, materiale di repertorio e parti narrate, “Orgia Fuxia” andrà a raccontare 20 anni di musica rock a Padova. Il nostro è un prodotto glocal: parliamo di come è cambiata la città per raccontare come è cambiato il mondo. Di come la società, la cultura, i media si siano trasformati nel corso di questo periodo. Del ruolo dei social network e di come abbiano modificato la fruizione della musica, così come le modalità di interazione tra le persone. Attraverso le testimonianze dei musicisti coinvolti, daremo un significato a quella divorante necessità di salire sul palco che attanaglia gran parte di loro, della diversa definizione che ognuno di noi conferisce alla parola successo e di come sia importante ascoltarsi per capire cosa si vuole fare nella vita. Credo che in definitiva questo documentario cercherà di passare un concetto universale: se davvero vuoi farcela, nella musica come nella vita, devi mettere tutto stesso in quello che fai. Non è permesso avere un piano B.

3. Come hai iniziato a raccogliere il materiale per questo documentario?

A luglio 2020 abbiamo organizzato un primo ritrovo con i musicisti coinvolti presso il Rocketbooster Studio di GG Rock, nostro partner tecnico del progetto (http://www.jetglowrecordings.it/studio/). E a conferma del fatto che era davvero il momento giusto per iniziare questo documentario, abbiamo riscontrato una grande voglia di partecipare da parte di tutti. Si respirava proprio la loro necessità di raccontarsi e rivivere quel periodo magico che nessuno aveva dimenticato. Qualcuno di famoso in tempi non sospetti ha detto: “Non riesco a spiegarmi come a Padova ci sia un pezzo di Los Angeles”. Vi racconteremo anche questa!
Ad ogni modo, considerata l’ottima accoglienza, abbiamo dato il via alle riprese, iniziando a contattare almeno due musicisti per band, giornalisti, gestori dei locali, dj, fan, hater. Il periodo storico che vogliamo raccontare non conosceva ancora la diffusione di smartphone o altri supporti digitali che permettessero di filmare i concerti con la facilità di oggi, dunque il materiale d’archivio è poco e di difficile reperibilità. Abbiamo dunque iniziato a raccogliere il materiale in possesso delle band, ma nella maggior parte dei casi non era sufficiente. Tuttavia non ci siamo dati per vinti e tramite il passaparola siamo riusciti a recuperare dei video pazzeschi e delle foto incredibili, che ci permetteranno di dare un senso alla storia che stiamo raccontando. Anche se, devo dire, non è ancora abbastanza, quindi la ricerca continua e credo finirà il giorno prima della chiusura del documentario.

4. Stiamo parlando di un film ancora in fase di creazione, come stanno andando le riprese?

Abbiamo quasi finito le interviste, chiuderemo in totale a circa 50 intervistati, che è un numero veramente importante…sentivo tuttavia come necessario il raccogliere una grande quantità di testimonianze per dare consistenza ad una scena che al momento esiste solo nei nostri ricordi, considerato che tutte le band coinvolte e la maggior parte dei locali di fatto non esistono più. Ma dietro questi ricordi c’è una storia che non vediamo l’ora di raccontarvi!

5. Raccontaci che cosa ti ha colpito di più durante il racconto dei vari protagonisti.

Credo che chiunque si approcci a dirigere un documentario si stia più o meno consapevolmente imbarcando in un viaggio attraverso la vita delle persone che andrà ad intervistare. Si tratta di un’esperienza estremamente arricchente ed emozionante. Nel mio caso, mi sono trovato di fronte a diversi modi di intendere il ruolo della musica nella propria vita, riflessione che portava inevitabilmente a cercare di definire la propria idea di successo. In poche parole: cosa significa essere sé stessi. Ecco, credo che ciò che mi abbia colpito di più sia proprio la necessità della stragrande maggioranza degli intervistati di mantenere la musica come parte integrante della propria esistenza, anche dopo lo scioglimento della band. Con tutti i diversi compromessi del caso, la musica è una passione che ti definisce per sempre. C’è una coerenza di fondo in tutto ciò che mi ha profondamente colpito, soprattutto in relazione alla società in cui viviamo, dove la distanza tra identità reale e identità digitale permette di mutare pelle in un battito di ciglia.

6. Sappiamo che, essendo un progetto indipendente è un lavoro corale che ha bisogno del contributo di tutti. Vuoi spiegarci come?

Questo progetto è stato da subito concepito con un approccio produttivo molto rock n roll, per essere coerenti con la nostra storia. È un documentario low budget nella misura in cui vede una crew composta da due persone. Il già citato Stefano Pagura, che è operatore camera, direttore della fotografia e montatore. Ed io, Alessandro Pittoni, nella veste di produttore, autore, regista e voce narrante. Questa scelta non è casuale. Stiamo raccontando di una scena che è rimasta nel cuore di tutti coloro che l’hanno vissuta ma non ha avuto abbastanza risonanza mediatica per conoscere una reale diffusione al di fuori dei suoi confini geografici, se non in maniera sporadica. Sia io che Stefano, avendone fatto parte in maniera tangente ma sostanziale, suonando in alcune band e soprattutto frequentando i concerti e gli altri musicisti, abbiamo quel grado di conoscenza dei fatti necessario per maneggiare la materia, ma abbiamo anche allo stesso tempo quel distacco fondamentale per cercare di affrontare la narrazione con un approccio imparziale. Dopodiché, non avremmo potuto fare nulla senza il supporto delle band, dei fan e degli addetti ai lavori, che ci hanno fornito numerose imbeccate su quali persone contattare, oltre ad aneddoti e altri particolari utili alla narrazione. È stato ovviamente un lavoro di squadra, dove ognuno ha avuto un ruolo determinante per aiutarci a dare voce a queste storie di rock che parlano il linguaggio universale di chi fa di tutto per essere sé stesso.

7. Qual è la difficoltà maggiore che hai incontrato durante la produzione del film?

La più grande difficoltà è stata senza ombra di dubbio rappresentata dalle limitazioni dovute al contenimento del COVID. Le prime interviste sono state realizzate tra luglio ed agosto 2020. Per diversi motivi a settembre ed ottobre siamo stati fermi, un po’ per tracciare un primo bilancio del girato, un po’ per altri impegni lavorativi. A novembre la diffusione del virus è tornata ad essere preoccupante ed al netto delle limitazioni agli spostamenti, abbiamo riscontrato anche una giustificata diffidenza da parte degli intervistati, che chiaramente avevano timore di ammalarsi e preferivano posticipare l’intervista. Questo limbo di incertezza e timore ci ha fatto saltare direttamente a febbraio 2021, quando siamo riusciti a tornare a programmare nuovamente le interviste, naturalmente in totale sicurezza e rispettando le regole di contenimento del virus. Tutto ciò ci ha portato ad oggi, quando manca circa un mese al termine delle ultime riprese. Insomma, un anno intero di shooting tra stop e ripartenze…una dilatazione temporale che in qualche modo avrebbe potuto minare il proseguio dell’opera, ma devo dire che non ci siamo mai abbattuti nemmeno per un attimo. Sin dall’inizio mi sono approcciato a questo progetto come ad una specie di missione, ho ormai smesso di contare le ore dedicate ad “Orgia Fuxia”. C’è una storia che va raccontata e questa è l’unica cosa che conta.

8. Ok ora ti chiedo la cosa più importante: come possono aiutarti i nostri lettori?

Cari lettori, potete davvero darci una grossissima mano! Come vi dicevo, un progetto come il nostro si basa sulla ricchezza del materiale d’archivio e per quanto siamo riusciti a recuperarne tanto, non è mai abbastanza. Vi chiedo quindi di mettervi in contatto con noi se avete foto/locandine/flyer/video inerenti le seguenti band:
BASTET
CRACKHOUSE
BABY RUTH
FRUTTETI RIARSI / FRUKTETI
ACAJOU
HAPPY GAYS
POSITIVA
LOVIN DOLLS
ALEX DE ROSSO
STATOBARDO
AL CAPONE RIDE
SIDE ONE
PINK LIZARD
LA ROXX

Scriveteci sulla pagina facebook dell’iniziativa (https://www.facebook.com/orgiafuxia) o mandate una mail a orgiafuxia@gmail.com. Abbiamo davvero bisogno di voi!

9. Più o meno per quando prevedi che riusciremo a vederlo e dove?

Difficile a dirsi al momento…Il tema della distribuzione lo affronteremo ad opera conclusa, anche perché a fine giugno inizieremo l’editing e la postproduzione, attività che ci porterà via diversi mesi. Ad ottobre contiamo di avere qualcosa da far vedere! Proveremo inoltre a far partecipare l’opera ad alcuni festival selezionati, perché crediamo fortemente di avere tra le mani una storia universale che possa arrivare a tutti, a prescindere dalla nazionalità. Per il momento non posso dire altro. Tutto rimandato alla prossima intervista ☺

10. Grazie mille Ale!!!

Grazie a te Miky e grazie a tutti i lettori di Giù La Testa che hanno letto questa intervista! E se avete materiale inerente alle band del documentario…MANDATE MANDATE MANDATE! Grazie!